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Plasmon dei Grandi. E la merenda diventa amarcord

Me li ricordo i Plasmon di quando ero piccola.

Io, come al solito, non volevo mangiare niente, non mi piaceva niente. Il latte non aveva nessuna attrattiva su di me, i biscotti ancora meno. Mi piaceva però guardare mia madre preparare la pappa a mio fratello prima, a mia sorella poi.

La pappa era un enorme biberon in cui sbriciolava i biscotti Plasmon. Ricordo ancora la pubblicità con quell’omone forzuto che scolpiva nella pietra il nome del biscotto dei bimbi per eccellenza, quel biscotto che poi tutti da grandi volevano comprare ma mai nessuno che avesse il coraggio di farlo.

Plasmon dei Grandi

Forse è per questo che qualcuno ha deciso di inventare i Plasmon dei Grandi, per tutti quei bambini cresciuti che non possono comprare più quei biscotti al supermercato ma che vorrebbero tanto tornare a tuffarli nel latte. Una merenda amarcord, piena di sensazioni e sentimenti che ricordano la nostra infanzia.

Mi piace molto l’idea di creare un “fratello maggiore” del biscotto icona della nostra infanzia, soprattutto perché nel farlo si è conservata la sua essenza e naturalezza. I biscotti Plasmon dei Grandi, infatti, sono arricchiti di vitamine e sali minerali come i classici da bambini, ma in dosi ovviamente adatte per noi bambini cresciuti.

Due varianti di gusto – ai cinque cereali e con gocce di cioccolato – senza olio di palma e con il 50% di grassi in meno rispetto ai frollini più venduti, hanno una consistenza “rivisitata” adatta ai grandi perché permette di inzupparli nel latte ma anche di mangiarli da soli, magari fuori casa grazie al formato monoporzione.Buzzoole

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