maternity

Diventare mamma al tuo primo respiro

Edit.

Ho scritto questo post pochi giorni dopo la nascita di Carlo. Le parole sono uscite di getto e sono rimaste lì, nella cartella delle bozze. Le sentivo troppo personali e private per riuscire a condividerle.

Undici giorni fa Carlo ha compiuto un anno. Il giorno dopo mi hanno hackerato il blog. Ne ho parlato nelle stories di Instagram, alcuni di voi mi hanno scritta perché non riuscivano più a leggermi. Ho pensato subito a questo post scritto di getto e mai pubblicato, probabilmente perso per sempre.

Ecco perché oggi mi sento di condividerlo con tutti voi che mi leggete con affetto, alcuni da mesi, altri da anni. Grazie per il vostro affetto e per la fiducia che riponete nelle mie parole.

11 novembre, ore 03:48. I tuoi polmoni hanno respirato per la prima volta. Sei venuto al mondo.

Ti ho amato dal primo momento. E che importa del dolore, dei punti: si sa che, per avere i premi migliori, i punti sono sempre di più.

Da quando ti hanno portato vicino al mio letto, non ho smesso di guardarti. Se prima mi sembrava di essermi svegliata da un sogno, ora eri lì ed era tutto vero. E più ti guardavo e più piangevo, perché la gioia mi sovrastava. Certo, amore di mamma, gli ormoni non aiutavano. Se vogliamo dirla tutta, non aiutano neppure adesso.

I giorni sono passati, insieme alla mia paura di non essere abbastanza. La mamma non riusciva ad alzarsi per cullarti in giro per la stanza, era nervosa perché piangevi e non sapeva calmarti, era arrabbiata perché quando andavi al nido non ti trattavano come il principino che sei. Ci hanno aiutati i tuoi nonni, anche loro ti amano tanto.

Io e il tuo papà abbiamo passato le prime notti nel panico. Come si fa per farti dormire? Come si consolano i tuoi pianti?

“Non ce la faccio” sono state le parole che ho detto più volte in sala parto, le stesse parole che ho avuto paura di pensare una volta tornata a casa.

La verità è che nessuno ti prepara a essere madre, indipendentemente da quanto hai potuto desiderarlo, indipendentemente da quanti fratellini e cuginetti hai cullato, indipendentemente da quei nove mesi in cui credevi di averne un’idea – e invece no.

Ecco perché amo la vita: ti dice ogni volta che, sì, ce la fai anche quando credi di no.

Grazie, piccolo Carlo, per avermi fatto diventare la tua mamma da quel respiro per tutto il resto della nostra vita.

2 Comments

  • Che dolcezza 🙂 dai un bacio a quel piccolo mostriciattolo

    Rispondi
  • Che bel post, la maternità non te la insegna nessuno! Sarebbe stato un peccato non leggerlo!

    Rispondi

Write a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.