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My birth story: Vi racconto il mio parto

Sono passati otto mesi dalla nascita di mio figlio e credo sia finalmente arrivato il momento di parlarvi di com’è nato.

Me l’avete chiesto in molte su Instagram e io stessa nelle stories vi ho accennato che prima o poi avrei scritto un post qui sul blog. Non è una cosa facile per me che sono riservata di natura – sembra un controsenso dato che mi conoscete sul web dove tutto è pubblico per antonomasia – ma lo farò perché sono del parere che condividere le esperienze non possa che fare bene a se stessi ma soprattutto alle persone come voi che mi leggete.

→ Se vi siete persi la mini-cronaca della mia gravidanza la trovate qui ←

Ma partiamo dal principio.

Tutto è cominciato con i tracciati di routine a partire dalla 36esima settimana dove già erano presenti diverse contrazioni, seppur irregolari. Dopo l’ultimo di una lunga serie seguì una visita in reparto: secondo il ginecologo avrei probabilmente partorito la mattina seguente. Era il 10 novembre.

Tornata a casa non sapevo bene cosa aspettarmi. Non avevo mai sentito dolore in quei giorni e, devo ammetterlo, dover prestare attenzione al minimo sintomo “anomalo” del mio corpo mi metteva un po’ in agitazione.

Dopo cena cominciai ad avere le prime contrazioni regolari. Il dolore era simile a quello che si prova durante il ciclo ma davvero molto sopportabile. Verso le 22:30 andai a stendermi sul letto con mio marito, continuando a domandarmi se fosse il caso di andare in ospedale o aspettare ancora un po’… Temevo di fare le corse per poi essere rimandata indietro a casa perché non ci avevo capito niente! Nel frattempo avevo già allertato i miei familiari (che vivono circa a un’ora da qui) di tenersi pronti almeno per il mattino seguente.

Direzione ospedale…

Più passavano i minuti e più le contrazioni diventavano intense e frequenti, così io e mio marito ci alzammo, prendemmo la valigia e arrivammo in pronto soccorso. Intorno a mezzanotte mi attaccarono alla macchina del tracciato ma stranamente le contrazioni erano sparite! Nel frattempo erano arrivati i miei genitori ma tutto sembrava tacere…

L’ostetrica in reparto mi visitò: ero dilatata di 1 cm. Mi avrebbero tenuta lì per la notte contando che avrei probabilmente partorito il mattino seguente. A malincuore, eccomi a salutare marito e familiari che sarebbero tornati dopo qualche ora – le regole dell’ospedale impedivano loro di restare.

Non appena andarono tutti via, ecco tornare le contrazioni sempre più forti. Dapprima riuscivo a calmare il dolore con la respirazione che mi avevano insegnato durante il corso preparto, ma poi…sembrava che qualcuno mi stesse spezzando la schiena colpendomi forte con un bastone. Era insopportabile.

Chiamai l’ostetrica che, contrariata, mi disse che era impossibile sentire tutto quel dolore (!!), dopotutto mi aveva visitata non meno di mezz’ora prima. Ma la mia insistenza le fece decidere di visitarmi nuovamente <<per tranquillizzarmi>>. Detto fatto: in 30 minuti mi ero dilatata di 7 cm!

E poi…

Mi portarono in sala travaglio e mi dissero di chiamare i miei familiari perché stavo per partorire!! Il dolore era sempre più forte, di un’intensità che non avevo mai provato prima in vita mia. Pregavo l’ostetrica e le infermiere di darmi qualcosa per calmare il dolore ma ormai era troppo tardi, mi ripetevano.

Non c’era più tempo, sarei stata sola in sala parto.

Avrò fatto forse 5 spinte, forse 6. Mi sembrava di morire, continuavo a ripetere <<non ce la faccio>> perché ogni spinta era qualcosa di indescrivibile. Carlo è nato alle 3:47 dell’11 novembre, una frazione di secondo prima che entrassero mio marito e i miei familiari in reparto, meno di 4 ore dopo il mio ricovero in ospedale.

Era un bambino grande, troppo grande per me. E uscito troppo in fretta. Tra lacerazioni ed episiotomia – una pratica barbara, se l’avete subita sapete di cosa parlo – la situazione era così grave che mi portarono in sala operatoria per ricucire in anestesia totale. Giusto il tempo di stringere il mio bambino per qualche secondo e vedere mio marito che finalmente mi teneva la mano.

Una volta svegliata dall’anestesia mi sembrava tutto un sogno. Avevo partorito davvero? Era successo tutto quello che ricordavo? I dolori lancinanti dicevano di sì, il fatto di non riuscire a muovermi pure. Quando mi hanno riportato Carlo l’ho stretto a me e l’ho attaccato al seno. Non smettevo più di piangere.

E’ una sensazione stranissima.

Non ero più padrona delle mie emozioni, non avevo più la percezione del reale. Tra le mie braccia c’era una creaturina indifesa che avevo creato io, facendolo nascere tra le sofferenze più atroci che si possano immaginare. Sentivo di amarlo alla follia ma mi sentivo in colpa perché ero arrabbiata con lui: non riuscivo a dimenticare tutto quel dolore che in un certo senso era “colpa sua”.

Ci ho messo due giorni per alzarmi dal letto e due settimane per tornare a camminare in maniera quasi normale. Il dolore si dimentica? Secondo me no. Ma si sopravvive a un dolore che non si credeva possibile poter provare, quindi si diventa più forti, consapevoli che si può affrontare anche quello.

Ho smesso quasi subito di essere arrabbiata. L’amore vince ogni cosa.

Sono stata fortunata a superare un parto difficile. Durante la mia degenza ho sentito più volte infermiere e ostetriche bisbigliare tra loro del mio parto come una circostanza eccezionale e problematica. E’ stato un rischio per me far nascere un bambino di 4kg100 in modo naturale e con una tale velocità. La dottoressa che era in sala parto l’ha definito <<un torello>> e mai definizione potrebbe essere più azzeccata anche oggi dopo 8 mesi.

In seguito ho fatto altre visite, cambiando anche specialista. Mi è stato detto che probabilmente è stata una negligenza da parte del medico che mi seguiva non controllare la crescita di Carlo nell’ultimo mese di gestazione. Con un bambino di queste dimensioni sarebbe stato più opportuno programmare il parto per evitare grossi danni. Ma per fortuna, a parte una degenza più lunga del normale, non ho avuto altri problemi più seri.

Sono una sopravvissuta, come tutte le mamme. E alla domanda: “Vuoi un altro figlio?” la mia risposta è: “Tra qualche anno, decisamente sì”. L’amore vince ogni cosa, ve l’ho detto.

6 Comments

  • Sei dolcissima. Il parto e’ davvero una cosa soggettiva. E anche la stessa donna ne può avere uno facile e uno più complicato. Mi hai fatto venire in mente mia sorella, che ha patito le pene dell’inferno per 12 ore. Hanno dovuto usare la ventosa… io invece ci ho messo mezz’ora e mi hanno detto pure il prossimo lo faccia direttamente in macchina… la mia bimba però era piccolina, 2,800. Insomma va a fortuna. Hai un bambino bellissimo, curioso e sveglio. Grazie per avere condiviso la tua esperienza. Un bacio.

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    • Grazie Silvia! Hai ragione ogni parto è diverso, è proprio questo il bello della vita. Grazie a te per aver lasciato anche il tuo ricordo di mamma.

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  • Grazie per aver condiviso con me la tua storia! No, i dolori no, non si dimenticano! Siamo un portento. Xoxo

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    • Grazie a te per averla letta. Siamo fortissime anche se non lo sappiamo!

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  • Leggere di un parto genera sempre emozione e mi sono tornate alla mente tutte le ore di travaglio di quasi tre anni fa…10 ore di travaglio notturno nella (vana) attesa di una dilatazione che non c’è mai stata, nonostante l’induzione (un’esperienza terribile…) che si è rivelata inutile. Alla fine, dopo tante ore di sofferenza, con contrazioni fortissime che, tuttavia, non sono servite a farmi dilatare, ho dovuto partorire col cesareo, era il primo giorno della 42esima settimana…la mia piccolina non voleva saperne di lasciare il mio grembo! Ricordo il suo pianto forte quando la tirarono fuori dalla pancia, ma quando appoggiarono il suo visino al mio, smise subito di piangere…aveva di nuovo il contatto con la sua mamma… ecco, mi sono commossa…
    😍

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    • Grazie per i tuoi ricordi, sono contenta che tu li abbia condivisi… Seppur nella sofferenza si legge tutto il tuo immenso amore, è una cosa stupenda!

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